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Tre concetti su T.S.Kuhn

 

 

Per quale motivo, nel corso della nostra riflessione sulla teoria dell'evoluzione di Darwin, ci occupiamo dell'epistemologo Kuhn?
La teoria dell'evoluzione di Darwin ha trasformato radicalmente l'immagine tradizionale della natura e dell'uomo tanto da essere designata anche come "rivoluzione darwiniana".

Si tratta di una "rivoluzione", il cui impatto sul mondo scientifico e sulla società ha avuto effetti irreversibili analoghi a quelli lasciati da altre rivoluzioni scientifiche del passato e del '900: si pensi alla rivoluzione copernicana-galileiana e alla rivoluzione provocata dalla teoria della relatività di Einstein in fisica.

Lo sviluppo della scienza interpretato attraverso la metafora della "rivoluzione" è un modo di rispondere alla domanda di come la scienza nel suo complesso progredisca.
Il progresso scientifico ha luogo per accumulazione progressiva e graduale di conoscenze e scoperte o attraverso fasi di rottura e sostituzione di "vecchie" concezioni e teorie con altre "nuove"?
Lo sviluppo scientifico procede autonomamente all'interno delle singole discipline o si produce anche grazie all'interazione reciproca con altri ambiti del pensiero e dell'attività dell'uomo?

Il lavoro epistemologico di Kuhn si occupa di rispondere a queste domande, dando luogo a un'immagine complessa e articolata dell'attività scientifica e delle sue conquiste (cfr. La rivoluzione copernicana, 1957 e La struttura delle rivoluzioni scientifiche, 1962).

Con il termine scienza normale Kuhn designa la ricerca stabilmente fondata su alcuni risultati raggiunti dalla scienza del passato, ai quali una comunità scientifica, per un certo periodo di tempo, riconosce la capacità di costruire il fondamento della propria attività ulteriore nella soluzione di rompicapo, cioè di problemi lasciati irrisolti dalla tradizione precedente o individuati dal procedere della scienza normale.
In questo contesto la scienza normale si presenta come un'impresa cumulativa, secondo l'immagine più diffusa e comune dello sviluppo scientifico. La Fisica di Aristotele o l'Almagesto di Tolomeo hanno fornito per secoli conoscenze e procedure metodologiche agli studiosi che si occupavano di fisica e astronomia.

La scienza normale costruisce ed opera all'interno di schemi concettuali o paradigmi, cioè di apparati teorici e concettuali in grado di fornire ai ricercatori risultati sufficientemente nuovi da attrarne l'interesse, distogliendoli da forme di attività scientifica in contrasto con essi, e, al contempo sufficientemente aperti da consentire lo sviluppo delle indagini su nuovi problemi.
I paradigmi - come dice l'etimo stesso del termine- sono dunque modelli di riferimento largamente condivisi da una comunità scientifica che si impegna ad operare secondo le regole in essi contenuti.

I paradigmi assolvono inoltre a tre fondamentali funzioni che ne spiegano la durata nel tempo e la resistenza agli attacchi di nuovi modelli e approcci:

Letture da T. S. Kuhn:

Un caso esemplare:

la rivoluzione copernicana

Osservazioni astronomiche.

Esempio di sostituzione di paradigmi: sistema tolemaico e copernicano.

La funzione degli schemi concettuali.
Da: La rivoluzione copernicana, Torino 1972, Einaudi.


La struttura delle rivoluzioni scientifiche, Torino1969, Einaudi.

 

 
  1. funzione economica. Il paradigma costituisce un sistema organico di conoscenze, teorie e metodi dei quali allo scienziato è sufficiente tenere a mente pochi dati essenziali (per es. l'universo a due sfere);
  2. funzione logica. Il paradigma è un modello di riferimento che consente allo scienziato di collegare con rigore fra loro osservazioni sparse, dando un ordine e un significato a quello che altrimenti apparirebbe come un insieme caotico di osservazioni. Ciò consente alla ricerca scientifica di raccogliere e ordinare un'enorme quantità di dati e dettagli dall'osservazione della natura;
  3. funzione psicologica. La durata di un paradigma e la sua resistenza a modelli alternativi dipendono dalla fede o dall'incredulità che essi generano nella comunità scientifica, quindi da fattori di ordine psicologico. La fiducia incondizionata in una determinata concezione scientifica si spiega con il bisogno dell'uomo di sentirsi a proprio agio in un universo familiare. In questo caso il paradigma assume un significato che va al di là del suo proprio valore scientifico; si pensi, per esempio, alla lentezza con cui il modello astronomico copernicano penetrò e nella comunità scientifica e nella mentalità comune. Il successo di una teoria scientifica, dunque, dipende anche dalla sua capacità di suscitare fede, oltre che dalla sua funzione economica e logica.
    La comunità scientifica che si affida a un paradigma ne estende la portata dai dati noti a quelli non ancora osservati. Il paradigma dirige lo sguardo dello scienziato, la sua aspettativa e capacità di previsione
    .
 

Nell'estendere la portata del paradigma di riferimento dal noto all'ignoto si presenta però la possibilità di modificazione o di abbandono del paradigma di partenza: le osservazioni possono essere non previste dal modello di riferimento. In questo caso Kuhn parla di anomalie, cioè osservazioni anomale che il paradigma stesso produce inavvertitamente nel corso delle attività della scienza normale. L'anomalia mette in crisi la funzione economica e logica del paradigma.

L'attività scientifica allora deve assimilare e accomodare la novità entro gli schemi logici del paradigma, riadattandolo alla nuova situazione, attraverso l'assunzione di un diverso punto di vista, sempre interno alla tradizione di ricerca in atto. Finché il processo di assimilazione-accomodamento non è concluso i fatti nuovi non possono essere considerati dati scientifici (cfr. la scoperta dell'ossigeno).

Tuttavia Kuhn osserva che la storia della scienza si sviluppa alternando momenti cumulativi a fratture determinate da nuove scoperte e nuove teorie, che egli designa con il termine rivoluzione. Una rivoluzione scientifica è un episodio di sviluppo non cumulativo della scienza che determina la sostituzione, completa o parziale, di un vecchio paradigma con uno nuovo, incompatibile con il precedente. Il cambiamento di paradigma, infatti, determina una incommensurabilità fra i due modelli. Esso si verifica in tempi lunghi, durante i quali può anche succedere che i due modelli teorici convivano e si dividano gli ambiti di indagine e di applicazione (v. fisica newtoniana e fisica relativistica).