INTRODUZIONE CAUSE CONSEGUENZE

 

 

Più di 300.000 minori di 18 anni sono attualmente impegnati in conflitti nel mondo.

La maggioranza di questi bambini ha combattuto negli eserciti governativi e nelle armate di opposizione.

In alcuni casi, le reclute riguardano anche i bimbi minori di 10 anni e la tendenza è verso un abbassamento dell’età

Il problema è più grave in Africa e in Asia.

Negli ultimi 10 anni è documentata la partecipazione a conflitti armati di bambini dai 10 ai 16 anni in 25 Paesi. Alcuni sono soldati a tutti gli effetti, altri sono usati come “portatori” di munizioni, vettovaglie ecc. e la loro vita non è meno dura e a rischio dei primi.

Alcuni sono regolarmente reclutati nelle forze armate del loro stato, altri fanno parte di armate di opposizione ai governi; in ambedue i casi sono esposti ai pericoli della battaglia e delle armi, trattati brutalmente e puniti in modo estremamente severo per gli errori.

Anche le ragazze, sebbene in misura minore, sono reclutate e frequentemente soggette allo stupro e a violenze sessuali. In Etiopia, per esempio, si stima che le donne e le ragazze formino fra il 25 e il 30 per cento delle forze di opposizione armata.

Alcuni minori si arruolano volontariamente per sopravvivere devastati economicamente dai continui conflitti, per molti altri l’arruolamento è forzato: tutti i bambini soldato sono sottoposti alla spietata disciplina militare che prevede punizioni fisiche per ogni mancanza e l’esecuzione sommaria per i disertori.

La somministrazione di droghe o alcolici o l’ingestione di latte misto a polvere da sparo sono metodi utilizzati per privare i ragazzi di qualsiasi resistenza.

I bambini vengono trattati spesso con brutalità e le punizioni per eventuali errori sono molto severe.

Il tentativo di fuga viene punito con la prigione.

Oltre al rischio ovvio di morire o di essere feriti in modo grave durante i combattimenti, la fase di crescita rende i bambini particolarmente vulnerabili ai rigori della vita militare.

Le loro schiene e spalle possono deformarsi per il peso delle armi. Il poco conto in cui sono tenuti fa si che siano gli ultimi beneficiari delle scarse risorse alimentari per cui spesso sono malnutriti a causa delle pessime condizioni igieniche, soffrono di infezioni respiratorie, cutanee e alimentari.

 

 

CAUSE

 

Negli ultimi anni, l’uso dei bambini soldato nelle guerre è in netto aumento, perché è cambiata la natura della guerra, diventata oggi prevalentemente etnica, religiosa e nazionalista, e spesso anche i più piccini sono visti come nemici.

Inoltre, l’uso di armi automatiche e leggere ha reso più facile l’arruolamento dei minori; oggi un bambino di 10 anni può usare un AK-47 come un adulto. I ragazzi, inoltre, non chiedono paghe, e si fanno indottrinare e controllare più facilmente di un adulto, affrontano il pericolo con maggior incoscienza (per esempio attraversando campi minati o intrufolandosi nei territori nemici come spie).

Un’altra causa riguarda la lunghezza dei conflitti che comporta la necessità di trovare nuove reclute per rimpiazzare le perdite in poco tempo. Quando questo non è facile si ricorre a ragazzi di età inferiore a quanto stabilito dalla legge.

Si dice che alcuni ragazzi aderiscono come volontari. In questo caso le cause possono essere diverse: per lo più lo fanno per sopravvivere, perché c’è di mezzo la fame o il bisogno di protezione. Nella Repubblica Democratica del Congo, per esempio, nel ‘97 da 4.000 a 5.000 adolescenti hanno aderito all’invito, fatto attraverso la radio, di arruolarsi: erano per la maggior parte “ragazzi della strada”.

Un altro motivo è dato da una certa cultura della violenza o dal desiderio di vendicare atrocità commesse contro i loro parenti o la loro comunità.

Varie ricerche mostrano come la maggioranza dei ragazzi che vanno volontari nelle truppe di opposizione lo fa come risultato di una esperienza di violenze subite personalmente o viste infliggere ai propri familiari da parte delle truppe governative.

 

 

CONSEGUENZE

 

Per i ragazzi che sopravvivono alla guerra e non hanno riportato ferite o mutilazioni, le conseguenze sul piano fisico sono comunque gravi: stati di denutrizione, malattie della pelle, patologie respiratorie e dell’apparato sessuale, incluso l’AIDS, malattia ampliamente diffusa a causa degli innumerevoli abusi sessuali.

La violenza fisica su donne e ragazze è stata infatti spesso considerata  come un sottoprodotto della guerra, un’arma strategica utilizzata con lo scopo di demoralizzare, umiliare e costringere all’esodo la popolazione avversaria.

Ragazze giovanissime così finiscono negli harem presso gli eserciti per soddisfare il desiderio dei combattenti. Molte di loro, durante il corso della guerra rimangono incinte, ma devono continuare a combattere, a svolgere il loro “compito” nelle milizie, ad essere adoperate come oggetto sessuale anche dopo la gravidanza. Di conseguenza, dovendo far fronte a pesanti traumi fisici e psicologici, sono costrette ad affrontare numerosi problemi tra cui mantenere i figli da sole.

A pagare un prezzo per queste violenze sono anche quei bambini che hanno assistito allo stupro di madri e sorelle.

Infatti, sono molte le ripercussioni psicologiche dovute al fatto di essere stati testimoni o aver commesso atrocità: senso di panico e incubi continuano a perseguitare questi ragazzi anche dopo anni. Si aggiungano le conseguenze di carattere sociale: la difficoltà dell’inserirsi nuovamente in famiglia e del riprendere gli studi spesso è tale che i ragazzi non riescono ad affrontarla. Le ragazze poi, soprattutto in alcuni ambienti, dopo essere state nell’esercito, non riescono a sposarsi e finiscono col diventare prostitute.

L’uso dei bambini soldato ha ripercussioni anche su gli altri ragazzi che rimangono nell’area del conflitto, perché tutti diventano sospettabili in quanto potenzialmente nemici. Il rischio è che vengano uccisi, interrogati, fatti prigionieri.

Qualche volta i bambini soldato possono rappresentare un rischio anche per la popolazione civile in senso lato: in situazioni di tensione sono meno capaci di autocontrollo degli adulti e quindi sono “dal grilletto facile”.

 

 

SFRUTTAMENTO

 

Per quanto molti stati siano riluttanti ad ammetterlo, l’uso di bambini soldato può essere considerato come una forma di lavoro illegittimo per la natura pericolosa del lavoro. L’OIL, Organizzazione Internazionale del Lavoro, per quanto riguarda lo sfruttamento minorile, riconosce che: “il concetto di età minima per l’ammissione all’impiego o lavoro che per sua natura o per le circostanze in cui si svolge porti un rischio per la salute, la sicurezza fisica o morale dei giovani, può essere applicata anche al coinvolgimento nei conflitti armati”. L’età minima, secondo la Convenzione 138, corrisponde ai 18 anni.

Ricerche ONU hanno mostrato come la principale categoria di ragazzi che diventa soldato in tempo di guerra sia soggetta allo sfruttamento lavorativo in tempo di pace.

La maggioranza dei bambini soldato appartiene a queste categorie:

• ragazzi separati dalle loro famiglie (orfani, rifugiati non accompagnati, figli di single)

• provenienti da situazioni economiche o sociali svantaggiate (minoranze, ragazzi di strada, sfollati)

• ragazzi che vivono nelle zone calde del conflitto.

 

 

PROTOCOLLI  INTERNAZIONALI

 

Il diritto umanitario internazionale e la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del 1989 inizialmente avevano stabilito i 15 anni come età minima per il reclutamento militare e la partecipazione ai conflitti armati.

E’ stato generalmente riconosciuto, però, che questo limite fosse troppo basso e dovesse essere portato ai 18 anni.

Pertanto il Protocollo Opzionale alla Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, riguardante il coinvolgimento dei minori nei conflitti armati (25 luglio 2000) vieta che i minori di 18 anni possano essere soggetti a leva obbligatoria e partecipare ai conflitti sia negli eserciti sia nei gruppi di opposizione armata.

È permesso però l’arruolamento volontario ai minorenni. Gli Stati, all’atto della ratifica del Protocollo, devono comunicare l’età minima per leva volontaria (16/17 anni).

 

PER ESCLUDERE GLI UNDER-18 DAI CONFLITTI ARMATI

 

• 18 anni sono l’età minima per votare nelle legislazioni nazionali della stragrande maggioranza degli  stati e segnano il momento formale di transizione tra l’adolescenza e l’età adulta.

• La Convenzione sui diritti dell’Infanzia e dell’adolescenza del 1989 ha definito come “minore” ogni essere umano inferiore ai 18 anni.

• La maggior parte dei Paesi non recluta minori e non permette che questi prendano parte ai conflitti armati.

• L’uso dei bambini-soldato deve essere considerato come uno sfruttamento illegale di minori per la natura pericolosa del lavoro in cui questi si trovano coinvolti.

   I 18 anni sono l’età minima stabilita dai trattati internazionali per accedere a lavori pericolosi.

 

 

 

 

 

 

 

PANORAMICA REGIONALE

 

Africa Sub-sahariana

Più di 120 mila bambini,alcuni non più grandi di sette o otto anni,combattono abitualmente in conflitti armati in tutta l’Africa, incluso Angola, Burundi, Congo-Brazzaville, Repubblica democratica del Congo (Drc), Etiopia, Liberia, Ruanda, Sierra Leone, Sudan e Uganda.

 

  • In Sierra Leone più di 5 mila bambini, tra forze del governo e dell’opposizione, sono impiegati nei campi di battaglia e si stima che altri 5 mila siano reclutati per lavori all’interno dei gruppi armati. Nei  rapporti del 2000, emerge che gruppi armati costringono i bambini a lavorare nelle miniere di diamanti sotto il loro controllo.
  • Medio Oriente e Nord-Africa sono stati testimoni di alcuni dei peggiori e maggiormente rappresentativi casi di sfruttamento dei bambini soldato
  • Il Sudan è tra i paesi maggiormente afflitti dal problema dei bambini soldato: ragazzi di 12 anni sono stati forzatamente  reclutati nelle forze armate allineate con il governo o nei gruppi separatisti nel sud del paese.
  • In Iraq migliaia di ragazzini tra i 10 e i 15 anni partecipano agli “Ashbal Saddam”(piccoli leoni di Saddam) e ricevono addestramento all’uso di armi leggere, al combattimento corpo a corpo.
  • In Colombia oltre 14 mila bambini hanno combattuto con i guerriglieri o con i paramilitari.
  • In Asia e nel Pacifico i paesi maggiormente coinvolti nella regione sono stati: l’Afghanistan, il Myanmar, lo Sri Lanka e la Cambogia.

 

 

 

 

Nota: i dati contenuti nella pagina sono tratti dal sito www.bambinisoldato.it