CONGO

KALAMI VA ALLA GUERRA, di Giuseppe Carrisi

Giuseppe Carrisi, autore del libro “Kalami va alla guerra”, la storia

di un bambino del Congo coinvolto in una guerra più grande

di lui, denuncia l’assurdo fenomeno dei 300.000 piccoli Kalami

trasformati in bambini e bambine soldato e risponde alla domanda.

Perché si ricorre sempre più ai piccoli combattenti ?

 
“Questo stato di “guerra permanente” richiede un costante ricambio di uomini
per rimpiazzare le perdite e, sempre più spesso, eserciti governativi e
gruppi armati ricorrono ai bambini. I piccoli combattenti vengono reclutati
perché costano poco in termini di addestramento, non chiedono di essere
pagati e per la loro immaturità fisica ed emotiva sono facilmente
condizionabili. Con le minacce e la violenza da loro si può ottenere tutto e
li si può costringere a commettere anche i crimini più atroci”.
Un altro fattore che ha favorito il crescente utilizzo di adolescenti nelle
guerre é la proliferazione delle cosiddette “armi leggere”. Si tratta di
armi non molto sofisticate dal punto di vista tecnologico, e quindi a basso
costo, maneggiabili, con il dovuto addestramento, anche da un bambino.

“Mandare i piccoli a combattere, uccidere, destabilizza le comunità, in
quanto vengono stravolti gli equilibri e i valori che legano gli adulti
all'infanzia. E questo segna per sempre il loro destino. Anche quando non
muoiono in battaglia i bambini sono, comunque, vittime…vittime delle
malattie, dell’abbandono, degli abusi, dei mercanti di uomini, della
violenza”.
“Vivere la condizione di profugo o rifugiato per un bambino significa
vedersi negati tutta una serie di diritti: il diritto alla vita, alla
salute, alla sopravvivenza e allo sviluppo; il diritto di crescere in un
ambiente familiare e ad essere protetto; il diritto all'istruzione e ad
avere prospettive per il futuro.
Molte guerre durano per l'intero arco
dell'infanzia, così che dalla nascita alla vita adulta, lo sradicamento e la
violenza sono l’unica realtà conosciuta da milioni di bambini”.


IL DRAMMA DEL CONGO


La condizione peggiore è quella delle bambine catturate, molte delle quali
sembrano realmente scomparse. Alcune potrebbero essere state abbandonate.
In alcune zone, queste bambine costituiscono meno del 2% dei minori
rilasciati dai gruppi armati e registrati nel progetto DDR, nonostante
queste costituiscano il 40% dei bambini arruolati. La maggior parte sono
state portate via dalle loro famiglie durante i numerosi attacchi ai
villaggi. Molte di loro sono molto giovani e vengono fatte sposare con un
guerrigliero, di qualunque età. Sono vittime di traumi prolungati, causati
da anni di abusi, e molte diventano madri prestissimo. Quasi tutte sentono
di non avere alternativa. Un'eventuale fuga significherebbe essere
condannate alle torture più truci e/o alla morte.
Molti bambini incontrati dai ricercatori di Amnesty hanno ammesso di voler
ritornare nei gruppi armati perché, nonostante gli orrori della vita nella
guerriglia, è la loro unica speranza per sopravvivere. L'organizzazione ha
inoltre registrato che il governo non solo non è stato in grado di aiutare i
piccoli tornati alla vita civile, ma non è riuscito neppure ad impedire
nuovi arruolamenti.

 

materiale tratto da Giuseppe Carrisi, Kalami va alla guerra, I bambini soldato, Edizioni Ancora, Milano, 2006.

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