ARTICOLO 11 DELLA CONVENZIONE ONU SUI DIRITTI DELL’INFANZIA E DELL’ADOLESCENZA

 

LA TRATTA IN EUROPA

 

 

L’articolo 11 della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia prevede che: “Gli Stati adottano provvedimenti per impedire gli spostamenti e i non-ritorni illeciti di fanciulli all’estero. A tal fine gli Stati favoriscono la conclusione di accordi bilaterali o multilaterali oppure l’adesione ad accordi esistenti.

 

 

Per cercare di esaminare i fenomeni che nella nostra società si legano al trasferimento illecito di bambini, mi sembra opportuno sottolineare la pluralità di problemi connessi, come il traffico di esseri umani, lo sfruttamento sessuale, la sottrazione internazionale, le adozioni illegali, la pedopornografia, il traffico di organi.

 

Per quello che riguarda il fenomeno della sottrazione internazionale, si fa riferimento alla maggiore libertà di circolazione tra i paesi e le frequenti occasioni di incontro tra culture diverse che hanno portato ad un aumento delle unioni tra persone di diversa nazionalità. E’ quindi in costante crescita il numero di italiani coniugati o conviventi con cittadini stranieri. Tali unioni costituiscono senza dubbio un elemento positivo di integrazione tra le varie culture, ma l’insorgere di situazioni di crisi che inducono alla rottura del nucleo familiare molto spesso finiscono per coinvolgere i figli minori. A questo proposito, riveste particolare rilevanza la problematica della sottrazione internazionale dei minori, espressione che vuole indicare il caso in cui il minore è stato illecitamente condotto all’estero ad opera di un genitore non esercente l’esclusiva potestà. Nel timore di non ottenere la custodia esclusiva nello stato di residenza, madre o padre – generalmente il genitore straniero – può essere indotto a sottrarre il figlio e a condurlo nel proprio paese d’origine o altrove, sradicandolo dal suo contesto sociale, scolastico e geografico. In tali circostanze il bambino inizia ad essere conteso e vittima di battaglie giudiziarie.

 

Per iniziare ad analizzare il fenomeno della tratta degli esseri umani, è importante comprendere meglio le definizioni di schiavitù e tratta di esseri umani:

La prima definizione internazionale della tratta è stata adottata il 6 ottobre 2000 dal Comitato Speciale delle Nazioni Unite, articolo 3 del Protocollo volto a prevenire, reprimere e punire la tratta di persone, in particolare di donne e di bambini, enuncia la seguente definizione: “il traffico di persone designa il reclutamento, il trasporto, il trasferimento, l’alloggio o l’accoglienza, attraverso la minaccia o il ricorso alla forza o ad altre forme di coercizione, attraverso il rapimento, la frode, l’inganno, l’abuso di autorità o di una situazione di vulnerabilità, o attraverso l’offerta o l’accettazione di pagamenti o di vantaggi per ottenere il consenso di una persona che esercita un’autorità su un’altra ai fini di sfruttamento. Lo sfruttamento comprende, almeno, lo sfruttamento della prostituzione altrui, altre forme di sfruttamento sessuale, il lavoro o i servizi forzati, la schiavitù o le pratiche analoghe alla schiavitù, la servitù o il prelievo di organi.

La Convenzione Europol del 1995 parla della tratta di esseri umani come il fatto di sottomettere una persona al potere reale e illegale di altre persone, ricorrendo a violenze o a minacce o abusando di un rapporto di autorità o di stratagemmi in particolare per dedicarsi allo sfruttamento della prostituzione altrui, a forme di sfruttamento e di violenze sessuali nei confronti di minori o al commercio legato all’abbandono di minori.

Sul piano dell’osservazione criminologica, con l’espressione traffico di esseri umani o traffico di persone, possiamo individuare un nuovo mercato criminale, consistente nel reclutamento, nell’illecito trasferimento- e nella successiva introduzione – prevalentemente per fini di lucro, di una o più persone, dal territorio di uno stato ad un altro ovvero all’interno dello stesso stato. Al trasferimento da uno stato di origine a uno di destinazione possono seguire comportamenti finalizzati allo sfruttamento economico e sessuale dei migranti, ottenuto attraverso l’utilizzo della violenza, del ricatto e dell’inganno. La distinzione tra un rapporto trafficante-migrante basato su una dimensione temporale determinata, ossia la durata del viaggio, ed un rapporto che tra i due soggetti prosegue anche nel paese di destinazione, è una discriminante che ha spinto gli investigatori a distinguere tra : smuggling of migrants, consistente nel favoreggiamento organizzato dell’immigrazione clandestina, e trafficking in  human beings, finalizzato allo sfruttamento successivo delle persone trafficate.

La tratta di esseri umani non è un fenomeno nuovo, ma, negli ultimi dieci anni, in Europa il numero dei bambini e delle bambine vittime, provenienti principalmente dal sud-est europeo, è cresciuto costantemente. E’ una forma complessa di sfruttamento che include diversi gradi di violenza e coercizione e che rappresenta, nel caso dei minori, una delle peggiori forme di violazione dei loro diritti riconosciuti universalmente. Il fenomeno in Europa riguarda migliaia di bambini che vengono trafficati ogni anno a scopo principalmente di sfruttamento sessuale (prostituzione, pedofilia e impiego in film pornografici). Tuttavia, altre forme di sfruttamento e abusi, quali quelli del lavoro minorile,  della mendicità, delle adozioni internazionali illegali e del traffico di organi, stanno chiaramente emergendo, vista la forte domanda nei paesi di destinazione. Le bambine e i bambini vittime hanno un’età che può variare generalmente dagli 8 ai 18 anni, ma la tratta arriva a coinvolgere anche neonati venduti – con prezzi che possono variare dai 7000 ai 15.000 euro – a scopo di adozione. La giovane età delle vittime nel mercato del sesso è un valore aggiunto esplicitamente richiesto. In Italia, il numero di bambini vittime della tratta che hanno usufruito dei programmi di protezione sociale in un anno sono stati 134, ma il numero totale delle piccole vittime potrebbe essere assai maggiore. La prostituzione coinvolge un numero di persone che varia da un minimo di 10.000 ad un massimo di 13.000, con un’incidenza di minori che varia tra il 4,2% ed il 6,2%, cioè tra le 542 e le 663 vittime, di cui la maggior parte trafficate da paesi dell’Est europeo, in particolare Albania, Moldavia e Romania, e dalla Nigeria. In Bulgaria solo nel 2002, ci sono stati 2.128 minori vittime di abusi, con un aumento del 50% rispetto all’anno precedente. Circa 10.000 ragazze bulgare, molte delle quali minorenni, potrebbero essere state coinvolte nella tratta a scopo di sfruttamento sessuale. In Romania e Danimarca, le statistiche mostrano un aumento del numero della tratta di bambini. In Spagna sono 274 i minori sfruttati sessualmente nel 2002, di cui 168 bambine coinvolte nel mercato della prostituzione e della pornografia. Nel Regno Unito, pur non esistendo statistiche ufficiali affidabili, si parla di 250 bambini coinvolti, ma il loro numero dovrebbe essere molto più alto. Queste sono alcune delle indicazioni che emergono dal “Rapporto informativo sulla tratta di minori in Bulgaria, Spagna, Danimarca, Italia, Romania e Regno Unito”, presentato da Save the Children, nell’ambito del seminario internazionale “Un network europeo per condividere informazioni e pratiche nella lotta alla tratta di bambini e bambine”. Il Rapporto vuole offrire un importante strumento per l’analisi e la pianificazione strategica degli interventi sulla tratta di minori. Questa struttura di analisi comprende tutte le fasi della tratta, in cui avvengono gli sfruttamenti e gli abusi, mettendole in relazione con gli strumenti legislativi in atto in ambito nazionale e internazionale, con la Convenzione ONU       sui diritti del fanciullo, con un sistema di riferimento istituzionale e non-governativo, e con le azioni di contrasto, protezione, prevenzione e reintegrazione che sono in atto nei paesi e nelle regioni dei partner coinvolti. Il reclutamento avviene su base locale, nelle zone più povere e svantaggiate. Le vittime vengono attratte, anche tramite annunci pubblicitari pubblicati sui giornali, con false promesse di lavoro, matrimoni e condizioni di vita migliori all’estero; a volte si ricorre al rapimento. Non è raro il coinvolgimento, nel reclutamento, di genitori, parenti e amici delle vittime. Violenze e abusi sui minori trafficati sono all’ordine del giorno e vengono perpetrati fin dall’inizio del viaggio verso i paesi di destinazione finale. Le vittime soprattutto quelle che vengono coinvolte nel giro della prostituzione, possono essere vendute più volte. Il tutto viene gestito accuratamente da organizzazioni criminali molto ben strutturate ed efficienti. Esistono infatti ruoli precisi e precise divisioni di compiti: c’è un reclutatore, che si occupa di individuare e adescare la vittima, la persona che si occupa di organizzare il viaggio e i documenti necessari, il trasportatore e l’incaricato di ricevere e sfruttare il minore nel paese di destinazione. Questi ruoli possono essere ricoperti da più di una persona. I bambini corrono il rischio di essere ulteriormente vittimizzati e di subire ulteriori violenze derivanti da politiche erronee o non chiare in materia di immigrazione, o da pratiche di polizia o giudiziarie potenzialmente abusanti.

Il direttore generale dell’UNICEF Carol Bellamy ha detto in occasione della presentazione del Rapporto Trafficking Human Beings, especially Women and Children, in Africa, realizzato dal Centro Ricerche Innocenti dell’UNICEF di Firenze: “la tratta è una delle peggiori violazioni dei diritti dei bambini, i bambini saranno liberati dal fenomeno del traffico solo quando vivranno in un ambiente protettivo che li metta al riparo da questa indiscriminata violazione dei loro diritti”.

Il traffico di esseri umani colpisce tutti i paesi africani, per i quali vi sono dati disponibili, siano essi paesi di origine o di destinazione. Anche se non ci sono stime affidabili sul numero degli esseri umani vittime del fenomeno, gli stati che denunciano traffici di bambini sono il doppio di quelli che riportano la presenza di una tratta di donne. La tratta non rimane un fenomeno interno all’Africa: nel 34% dei paesi africani essa è diretta verso l’Europa, mentre per un altro 26% i flussi sono diretti verso il Medio Oriente e gli Stati Arabi. Le cause di fondo del fenomeno sono varie. Dal Rapporto emerge che la tratta si verifica maggiormente in assenza di un ambiente protettivo per i bambini, a causa di conflitti armati, crisi economiche e situazioni di discriminazione, sfruttamento sessuale ed economico, compreso il lavoro domestico e quello agricolo a basso prezzo. Ma non vanno tralasciate altre motivazioni, legate a costumi e pratiche tradizionali (il matrimonio precoce e la mancata registrazione delle nascite aumentano la vulnerabilità dei bambini e delle donne), alla richiesta di bambini soldato, alimentata dai conflitti armati, alla domanda legata alle adozioni e al traffico di organi umani. Un ambiente protettivo per i bambini significa avere leggi forti che puniscano chi li sfrutta, avere un governo che sia davvero impegnato nella lotta contro la tratta e una comunità che sia consapevole dei rischi che corrono i bambini. Significa inoltre poter contare su mezzi di comunicazione, su forze di polizia e autorità non corrotte e su un efficace sistema di sorveglianza, che consenta loro di identificare le comunità a rischio.

Nell’Africa centrale e dell’ovest, il traffico delle persone è riconosciuto come un problema in più del 70% dei paesi; la Nigeria è particolarmente interessata dal fenomeno. Bambini venuti principalmente dal vicino Benin vi lavorano nelle piantagioni o come servi. In Togo, secondo le cifre ufficiali, almeno 3000 bambini sono intercettati ogni anno dalla polizia alle frontiere del paese. In alcune famiglie particolarmente sprovvedute, i genitori, ricevendo un compenso da 10.000 a 20.000 FCFA (da 15 a 30 euro) affidano i loro bambini ai “passeurs” che affermano di assumersi la loro istruzione, ma in seguito li vendono a grandi aziende agricole per somme 10 volte superiori. Nell’agosto 2002 l’Istituto Internazionale di’Agricoltura Tropicale ha realizzato uno studio su 15.000 piantagioni di cacao poste in 4 paesi che producono i 2/3 del cacao mondiale: la Costa d’Avorio, il Ghana, la Nigeria e il Camerun ed ha censito 284.000 bambini perlopiù stranieri e con meno di 14 anni, che lavoravano in queste piantagioni. In Cameroun, nel dicembre 2005 si è adottata una legge che punisce la tratta e il lavoro illegale dei bambini con pene da 10 a 20 anni di prigione, le autorità si sono recentemente mobilitate attorno al progetto Lutrena (Lotta contro il lavoro dei bambini) che ha permesso di riunire molte centinaia di bambini alle loro famiglie. Il presidente del comitato consultivo del progetto racconta che questi bambini usati per i compiti domestici, pastorali e commerciali, subiscono da parte dei loro proprietari percosse, bastonate, insulti, privazioni di prodotti alimentari, di cure sanitarie oltre a  ritenute sui salari.

 

 In Europa, le vittime della tratta sono perlopiù le donne, spesso originarie dall’Europa orientale o dei Balcani. Secondo la relazione dal patto di stabilità per l’Europa del sud-est, i paesi più colpiti sono Albania, Moldavia, Romania e Bulgaria. Questi paesi rappresentano, almeno dall’ultimo decennio, delle aree privilegiate di insediamento e di transito di minori costretti a gravi forme di sfruttamento. Anche per l’Italia è possibile parlare di paese di transito e al contempo di grave sfruttamento, per il fatto che alcuni gruppi femminili di minorenni, sfruttate prima nel nostro paese, vengono portate in Francia, Germania, Austria, Spagna e Belgio. Il fenomeno del traffico di esseri umani in Italia, in particolare di donne e minori, ha assunto negli ultimi dieci anni proporzioni preoccupanti. La compravendita di esseri umani da sfruttare a fini economici o a fini sessuali è legata a un commercio internazionale che si affianca a quello delle armi e della droga. Tre sono le grandi aree di attività illecite: il traffico di esseri umani destinato al lavoro nero, lo sfruttamento della propensione all’emigrazione e il traffico di donne e bambini destinato dell’esercizio della prostituzione. Nel caso di minori, il traffico può essere finalizzato anche al lavoro forzato o all’accattonaggio o alla rimozione di organi o alle adozioni illegali. Aspetti che seppure presenti non sembrano ancora eccessivamente estesi. Le pratiche di sfruttamento sessuale, che oscillano dalla pedofilia alla produzione pornografica con attori-bambini, dall’avviamento alla prostituzione coatta in strada alla segregazione in “case di appuntamento” sono anche le più problematiche socialmente. Il fenomeno investe il nostro paese in quanto costituisce uno dei principali punti di approdo e d’ingresso per entrare in Europa per i minori provenienti dall’Albania e dalla Romania.

I minori sfruttati e trafficati attraverso modalità coercitive e violente che configurano la riduzione in schiavitù, passano da condizioni di vita durissime nel paese di provenienza, a ripetuti episodi di violenze e minacce durante il viaggio.

 

 

Condizioni alla partenza

 

“scoprimmo che nei villaggi albanesi venivano appositamente scelti ragazzini che avevano delle menomazioni perché potessero maggiormente impietosire le persone mentre chiedevano l’elemosina” (Caritas, CPM)

 

“le ragazze dell’Est e le ragazze albanesi provengono da famiglie molto problematiche, nel senso che i parenti non si occupavano delle minori, con genitori con patologie psichiatriche, alcolismo, con almeno un genitore deceduto o sconosciuto. Ragazze che hanno già subito violenza nel paese di origine. (Comune di Modena, Servizio Minori)

 

“Dalla Romania arrivano minori che scappano dagli orfanotrofi o da istituti di pena per minori” (On the road)

 

“Molte ragazze minorenni dei paesi dell’Est spesso sono state sfruttate per i primi 7-8 mesi in Albania e in Kossovo, e poi vengono portate in Italia. I primi 7-8 mesi servono a condizionarle meglio” (Associazione Eritros).

 

 

Condizioni all’arrivo

 

“Sporchissimi, senza scarpe che gli venivano tolte dagli sfruttatori perché avessero maggiori difficoltà a scappare” (Caritas, CPM)

 

“Era tenuta dai suoi aguzzini, insieme ad altre due ragazze, in una roulotte all’interno di un campo di zingari, e veniva picchiata e costretta a prostituirsi” (Associazione Parsec)

 

“In molti casi queste ragazze decidono di ribellarsi, ma non è facile, perché il sistema di “incastro” prevede anche il ricatto, la minaccia di rifarsi sulla famiglia” (Centri di Pronto Intervento per Minori – Caritas Roma)

 

“Abbiamo avuto il caso drammatico di una ragazza albanese che ha denunciato i suoi sfruttatori e poi è venuta a sapere che suo fratello è scomparso, probabilmente vittima di una vendetta” (Caritas CPM).

 

M.B., 17 anni, trafficata in Macedonia, riesce a fare rientro in Romania dopo avere trascorso un anno in mano ai trafficanti. Nel frattempo aveva tentato il suicidio e al momento della sua accoglienza era incinta di sette mesi. Figlia di genitori alcolisti, non vuole rientrare in famiglia ed è determinata ad abbandonare il bambino che aspetta. Dopo essere stata seguita per un anno e mezzo da un programma di aiuto, la ragazza ha un lavoro, studia e si sta diplomando, ha una bimba alla quale è molto legata. Sta progettando di iscriversi all’università, alla facoltà di chimica (ROR).

 

I.T. stuprata per la prima volta dal fratello all’età di 12 anni, dopo un’ennesima minaccia di violenza, fugge di casa. Rimane coinvolta nel traffico di minori per sei mesi, senza mai lasciare il paese. Dopo essere stata accolta da un’associazione, esprime il desiderio di confessarsi. Il sacerdote le fa sapere che Dio non l’avrebbe perdonata, se non dopo una penitenza consistente in una settimana di digiuno. La ragazza interrompe il digiuno dopo due giorni, poi dichiara a un operatore di non avere più alcuna possibilità, perché nemmeno Dio l’avrebbe ormai perdonata. Pochi giorni dopo scappa dal centro di accoglienza. Gli operatori la stanno cercando, si sa che è in Turchia (ROR).