ARTICOLO 11 DELLA CONVENZIONE ONU SUI
DIRITTI DELL’INFANZIA E DELL’ADOLESCENZA
L’articolo 11 della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia prevede
che: “Gli Stati adottano provvedimenti per impedire gli spostamenti e i
non-ritorni illeciti di fanciulli all’estero. A tal fine gli Stati favoriscono
la conclusione di accordi bilaterali o multilaterali oppure l’adesione ad
accordi esistenti.”
Per cercare di esaminare i fenomeni che nella nostra società si legano
al trasferimento illecito di bambini, mi sembra opportuno sottolineare la
pluralità di problemi connessi, come il traffico di esseri umani, lo
sfruttamento sessuale, la sottrazione internazionale, le adozioni illegali, la pedopornografia, il traffico di organi.
Per quello che riguarda il fenomeno della sottrazione internazionale,
si fa riferimento alla maggiore libertà di circolazione tra i paesi e le
frequenti occasioni di incontro tra culture diverse che hanno portato ad un
aumento delle unioni tra persone di diversa nazionalità. E’ quindi in costante
crescita il numero di italiani coniugati o conviventi con cittadini stranieri.
Tali unioni costituiscono senza dubbio un elemento positivo di integrazione tra
le varie culture, ma l’insorgere di situazioni di crisi che inducono alla
rottura del nucleo familiare molto spesso finiscono per coinvolgere i figli
minori. A questo proposito, riveste particolare rilevanza la problematica della
sottrazione internazionale dei minori, espressione che
vuole indicare il caso in cui il minore è stato illecitamente condotto
all’estero ad opera di un genitore non esercente l’esclusiva potestà. Nel
timore di non ottenere la custodia esclusiva nello stato di residenza, madre o
padre – generalmente il genitore straniero – può essere indotto a sottrarre il
figlio e a condurlo nel proprio paese d’origine o altrove, sradicandolo dal suo
contesto sociale, scolastico e geografico. In tali circostanze il bambino
inizia ad essere conteso e vittima di battaglie giudiziarie.
Per iniziare ad analizzare il fenomeno della tratta degli esseri umani,
è importante comprendere meglio le definizioni di schiavitù e tratta di esseri
umani:
La prima definizione internazionale della tratta è stata adottata il
Sul piano dell’osservazione criminologica,
con l’espressione traffico di esseri umani o traffico di persone, possiamo
individuare un nuovo mercato criminale, consistente nel reclutamento,
nell’illecito trasferimento- e nella successiva introduzione – prevalentemente
per fini di lucro, di una o più persone, dal territorio di uno stato ad un
altro ovvero all’interno dello stesso stato. Al trasferimento da uno stato di
origine a uno di destinazione possono seguire comportamenti finalizzati allo
sfruttamento economico e sessuale dei migranti, ottenuto attraverso l’utilizzo
della violenza, del ricatto e dell’inganno. La distinzione tra un rapporto
trafficante-migrante basato su una dimensione temporale determinata, ossia la
durata del viaggio, ed un rapporto che tra i due soggetti prosegue anche nel
paese di destinazione, è una discriminante che ha spinto gli investigatori a
distinguere tra : smuggling
of migrants, consistente nel favoreggiamento
organizzato dell’immigrazione clandestina, e trafficking
in human beings, finalizzato allo sfruttamento successivo delle
persone trafficate.
La tratta di esseri umani non è un fenomeno nuovo, ma, negli ultimi
dieci anni, in Europa il numero dei bambini e delle bambine vittime,
provenienti principalmente dal sud-est europeo, è cresciuto costantemente. E’
una forma complessa di sfruttamento che include diversi gradi di violenza e
coercizione e che rappresenta, nel caso dei minori, una delle peggiori forme di
violazione dei loro diritti riconosciuti universalmente. Il fenomeno in Europa
riguarda migliaia di bambini che vengono trafficati
ogni anno a scopo principalmente di sfruttamento sessuale (prostituzione,
pedofilia e impiego in film pornografici). Tuttavia, altre forme di
sfruttamento e abusi, quali quelli del lavoro minorile, della mendicità, delle adozioni
internazionali illegali e del traffico di organi, stanno chiaramente emergendo,
vista la forte domanda nei paesi di destinazione. Le bambine
e i bambini vittime hanno un’età che può variare generalmente dagli 8 ai
18 anni, ma la tratta arriva a coinvolgere anche neonati venduti – con prezzi
che possono variare dai 7000 ai 15.000 euro – a scopo di adozione. La giovane
età delle vittime nel mercato del sesso è un valore aggiunto esplicitamente
richiesto. In Italia, il numero di bambini vittime
della tratta che hanno usufruito dei programmi di protezione sociale in un anno
sono stati 134, ma il numero totale delle piccole vittime potrebbe essere assai
maggiore. La prostituzione coinvolge un numero di persone che varia da un
minimo di 10.000 ad un massimo di 13.000, con un’incidenza di minori che varia
tra il 4,2% ed il 6,2%, cioè tra le 542 e le 663 vittime, di cui la maggior
parte trafficate da paesi dell’Est europeo, in particolare Albania, Moldavia e
Romania, e dalla Nigeria. In Bulgaria solo nel 2002, ci sono stati 2.128 minori
vittime di abusi, con un aumento del 50% rispetto all’anno
precedente. Circa 10.000 ragazze bulgare, molte delle quali minorenni,
potrebbero essere state coinvolte nella tratta a scopo di sfruttamento
sessuale. In Romania e Danimarca, le statistiche mostrano un aumento del numero
della tratta di bambini. In Spagna sono 274 i minori sfruttati sessualmente nel
2002, di cui 168 bambine coinvolte nel mercato della prostituzione e della
pornografia. Nel Regno Unito, pur non esistendo statistiche
ufficiali affidabili, si parla di 250 bambini coinvolti, ma il loro
numero dovrebbe essere molto più alto. Queste sono alcune delle indicazioni che
emergono dal “Rapporto informativo sulla tratta di minori in Bulgaria, Spagna,
Danimarca, Italia, Romania e Regno Unito”, presentato da Save
the Children, nell’ambito del seminario
internazionale “Un network europeo per condividere informazioni e pratiche
nella lotta alla tratta di bambini e bambine”. Il Rapporto vuole offrire un
importante strumento per l’analisi e la pianificazione strategica degli
interventi sulla tratta di minori. Questa struttura di analisi comprende tutte
le fasi della tratta, in cui avvengono gli sfruttamenti e gli abusi, mettendole
in relazione con gli strumenti legislativi in atto in ambito nazionale e
internazionale, con
Il direttore generale dell’UNICEF Carol Bellamy ha detto in occasione della presentazione del
Rapporto Trafficking Human Beings, especially Women and Children, in Africa,
realizzato dal Centro Ricerche Innocenti dell’UNICEF di Firenze: “la tratta è una delle peggiori violazioni dei diritti dei
bambini, i bambini saranno liberati dal fenomeno del traffico solo quando
vivranno in un ambiente protettivo che li metta al riparo da questa
indiscriminata violazione dei loro diritti”.
Il traffico di esseri umani colpisce tutti i paesi africani, per i
quali vi sono dati disponibili, siano essi paesi di origine o di destinazione.
Anche se non ci sono stime affidabili sul numero degli esseri umani vittime del
fenomeno, gli stati che denunciano traffici di bambini sono il doppio di quelli
che riportano la presenza di una tratta di donne. La tratta non rimane un
fenomeno interno all’Africa: nel 34% dei paesi africani essa è diretta verso
l’Europa, mentre per un altro 26% i flussi sono diretti verso il Medio Oriente
e gli Stati Arabi. Le cause di fondo del fenomeno sono varie. Dal Rapporto
emerge che la tratta si verifica maggiormente in assenza di un ambiente
protettivo per i bambini, a causa di conflitti armati, crisi economiche e
situazioni di discriminazione, sfruttamento sessuale ed economico, compreso il
lavoro domestico e quello agricolo a basso prezzo. Ma non vanno tralasciate
altre motivazioni, legate a costumi e pratiche tradizionali (il matrimonio
precoce e la mancata registrazione delle nascite aumentano la vulnerabilità dei
bambini e delle donne), alla richiesta di bambini soldato, alimentata dai
conflitti armati, alla domanda legata alle adozioni e al traffico di organi
umani. Un ambiente protettivo per i bambini significa avere leggi forti che puniscano chi li sfrutta, avere un governo che sia davvero impegnato
nella lotta contro la tratta e una comunità che sia consapevole dei rischi che
corrono i bambini. Significa inoltre poter contare su mezzi di comunicazione,
su forze di polizia e autorità non corrotte e su un efficace sistema di
sorveglianza, che consenta loro di identificare le
comunità a rischio.
Nell’Africa centrale e dell’ovest, il traffico delle persone è
riconosciuto come un problema in più del 70% dei paesi;
In Europa, le vittime della
tratta sono perlopiù le donne, spesso originarie dall’Europa orientale o dei Balcani. Secondo la relazione dal patto di stabilità per
l’Europa del sud-est, i paesi più colpiti sono Albania, Moldavia, Romania e
Bulgaria. Questi paesi rappresentano, almeno dall’ultimo decennio, delle aree
privilegiate di insediamento e di transito di minori costretti a gravi forme di
sfruttamento. Anche per l’Italia è possibile parlare di paese di transito e al
contempo di grave sfruttamento, per il fatto che alcuni gruppi femminili di
minorenni, sfruttate prima nel nostro paese, vengono portate
in Francia, Germania, Austria, Spagna e Belgio. Il fenomeno del traffico di
esseri umani in Italia, in particolare di donne e minori, ha assunto negli
ultimi dieci anni proporzioni preoccupanti. La compravendita di esseri umani da
sfruttare a fini economici o a fini sessuali è legata a un commercio
internazionale che si affianca a quello delle armi e della droga. Tre sono le
grandi aree di attività illecite: il traffico di esseri umani destinato al
lavoro nero, lo sfruttamento della propensione all’emigrazione e il traffico di donne e bambini destinato dell’esercizio della
prostituzione. Nel caso di minori, il traffico può essere finalizzato anche al
lavoro forzato o all’accattonaggio o alla rimozione di organi o alle adozioni
illegali. Aspetti che seppure presenti non sembrano ancora eccessivamente
estesi. Le pratiche di sfruttamento sessuale, che oscillano dalla pedofilia
alla produzione pornografica con attori-bambini, dall’avviamento alla
prostituzione coatta in strada alla segregazione in “case di appuntamento” sono
anche le più problematiche socialmente. Il fenomeno investe il nostro paese in
quanto costituisce uno dei principali punti di approdo e d’ingresso per entrare
in Europa per i minori provenienti dall’Albania e dalla Romania.
I minori sfruttati e trafficati attraverso modalità coercitive e
violente che configurano la riduzione in schiavitù, passano da condizioni di
vita durissime nel paese di provenienza, a ripetuti episodi di violenze e
minacce durante il viaggio.
Condizioni alla partenza
“scoprimmo che nei villaggi albanesi venivano
appositamente scelti ragazzini che avevano delle menomazioni perché potessero
maggiormente impietosire le persone mentre chiedevano l’elemosina” (Caritas, CPM)
“le ragazze dell’Est e le ragazze albanesi provengono da famiglie molto
problematiche, nel senso che i parenti non si occupavano delle minori, con
genitori con patologie psichiatriche, alcolismo, con almeno un genitore
deceduto o sconosciuto. Ragazze che hanno già subito violenza nel paese di
origine.” (Comune di Modena,
Servizio Minori)
“Dalla Romania arrivano minori che scappano dagli orfanotrofi o da
istituti di pena per minori” (On the road)
“Molte ragazze minorenni dei paesi dell’Est spesso sono state sfruttate
per i primi 7-8 mesi in Albania e in Kossovo, e poi vengono portate in Italia. I primi 7-8 mesi servono a
condizionarle meglio” (Associazione Eritros).
Condizioni all’arrivo
“Sporchissimi, senza scarpe che gli venivano
tolte dagli sfruttatori perché avessero maggiori difficoltà a scappare” (Caritas, CPM)
“Era tenuta dai suoi aguzzini, insieme ad
altre due ragazze, in una roulotte all’interno di un campo di zingari, e veniva
picchiata e costretta a prostituirsi” (Associazione Parsec)
“In molti casi queste ragazze decidono di ribellarsi, ma non è facile,
perché il sistema di “incastro” prevede anche il ricatto, la minaccia di
rifarsi sulla famiglia” (Centri di Pronto Intervento per Minori – Caritas Roma)
“Abbiamo avuto il caso drammatico di una ragazza albanese che ha
denunciato i suoi sfruttatori e poi è venuta a sapere che suo fratello è
scomparso, probabilmente vittima di una vendetta” (Caritas
CPM).
M.B., 17 anni, trafficata in Macedonia, riesce a fare rientro in Romania
dopo avere trascorso un anno in mano ai trafficanti. Nel frattempo aveva
tentato il suicidio e al momento della sua accoglienza era incinta di sette
mesi. Figlia di genitori alcolisti, non vuole rientrare in famiglia ed è
determinata ad abbandonare il bambino che aspetta. Dopo essere stata seguita
per un anno e mezzo da un programma di aiuto, la ragazza ha un lavoro, studia e
si sta diplomando, ha una bimba alla quale è molto legata. Sta progettando di
iscriversi all’università, alla facoltà di chimica (ROR).
I.T. stuprata per la prima volta dal fratello all’età di 12 anni, dopo
un’ennesima minaccia di violenza, fugge di casa. Rimane coinvolta nel traffico
di minori per sei mesi, senza mai lasciare il paese. Dopo essere stata accolta
da un’associazione, esprime il desiderio di confessarsi. Il sacerdote le fa
sapere che Dio non l’avrebbe perdonata, se non dopo
una penitenza consistente in una settimana di digiuno. La ragazza interrompe il
digiuno dopo due giorni, poi dichiara a un operatore di non avere più alcuna
possibilità, perché nemmeno Dio l’avrebbe ormai perdonata.
Pochi giorni dopo scappa dal centro di accoglienza. Gli operatori la stanno
cercando, si sa che è in Turchia (ROR).