TESTIMONIANZE
“Un ragazzo cercò di scappare dai ribelli ma lo
presero…ci chiesero di ucciderlo. Mi sentii male. Lo conoscevo da prima.
Venivamo dallo stesso villaggio. Rifiutai di ucciderlo e mi dissero che mi
avrebbero sparato. Mi puntarono contro un fucile e così dovetti farlo. Il
ragazzo mi chiese: “Perché lo fai?”. Risposi che non avevo scelta. Dopo che lo
uccidemmo, ci fecero bagnare le braccia nel suo sangue. Dissero che dovevamo
farlo così non avremmo più tentato di scappare. Ancora oggi sogno quel
ragazzo.”.
Susan,
16 anni
“Mio padre ci picchiava. Tutti, mia madre
compresa. Andai con
“Mi presero per strada -racconta-
mi misero in un furgone e mi portarono all'accampamento. Dissero che stavano
reclutando guerriglieri. Insieme a me, infatti,
avevano catturato altri 4 ragazzi. Gridai che me ne volevo
andare. Piangevo. Dopo due mesi la mia famiglia riuscì a trovarmi e venne
all'accampamento. Mi fecero parlare con i miei genitori, ma sotto sorveglianza
d’altri guerriglieri. Ma non mi lasciarono tornare con loro”.
Joana, 12 anni
“Quando ero tra i paramilitari ho ammazzato una
persona. Era un amico che non ce la faceva a reggere quella vita. Non riuscì a
terminare il corso. Mi diedero un machete per squartarlo
mentre era vivo. Era legato. Mi pregò di non ammazzarlo. Il comandante
mi guardava e mi diceva "Dagli! Dagli!" Così, alla fine lo feci. Gli
tagliai il collo. E poi i piedi e le braccia. Scoppiai a piangere”.
Fabio, 15 anni

“Ti danno un'arma e devi uccidere il tuo migliore
amico. Se non lo fai, ammazzano te. Mi toccò farlo, sennò mi uccidevano. Era
insopportabile”.
Bernardo, 7 anni
La guerriglia passava spesso da queste parti.
Venivano a comprare latte e banane. Me n’andai con loro
quando avevo 13 anni. Mi portarono al loro accampamento e mi diedero di
tutto. Furono la mia famiglia”.
Betty, 13 anni
Gli venne salvata la vita.
Ma la punizione fu durissima: “Mi tennero legato 15 giorni. Ogni
quattro, mi lasciavano libero per lavarmi. Poi il comandante
mi diede 10 giorni per scavare una trincea di
Ramiro, 17 anni

“Mi hanno portato nel campo militare e mi hanno picchiato.
Sono caduto. Due soldati erano lì in piedi. Mi hanno colpito ancora. Ho
iniziato a sanguinare. Quindi ho gridato che volevo
seguirli.
Yan, 14
anni
“Sono nato nel
1987.Vivevo con i miei genitori e due fratelli. Fino
all’età di sei anni ho avuto una vita normale.
Poi un giorno è scoppiata la guerra. Ci siamo ritrovati per strada, come
tanti altri che avevano perso tutto. Per quattro anni abbiamo vissuto senza una
casa, senza un posto dove andare.
Poi siamo stati tre anni in un campo profughi.
Hanno ucciso mio padre, mia madre e i miei fratelli. Mi sono salvato per
miracolo.
Ero rimasto solo, non avevo più nessuno, a parte
qualche lontano parente. Per settimane ho girovagato in cerca di cibo.
Un giorno alcuni ribelli mi hanno notato e obbligato a seguirli. Mi
hanno subito messo in mano un mitra. Ero diventato un soldato.
'Spara', disse uno di loro. Mi
rifiutai. Era più forte di me. Insistettero, anche con la forza. Non ho mai
sparato un colpo.
Quando si sono resi conto che per loro ero
un peso inutile mi hanno gettato in mezzo alla strada. Mi sono
ritrovato a vivere in vicoli, a dormire per terra, a cercare il cibo tra i
rifiuti. Ancora oggi non so come sono riuscito a sopravvivere per un
anno in quella condizione.
Jean, 17 anni
“Tutto ciò che si può
fare è capire i problemi che abbiamo avuto, dato che è impossibile
dimenticare”.
Joseph, 11 anni
Testimonianze tratte da www.amnesty.it