I BAMBINI SOLDATO IN UGANDA

 


L’Uganda è uno dei paesi più poveri del mondo dove quindici anni di guerra civile ha sterminato 300 000 persone tra uomini donne e bambini, oltre a rendere praticamente impossibili l'invio d rifornimenti di servizi sanitari e beni di prima necessità da parte della comunità internazionale. La guerra in corso in Uganda contrappone le truppe regolari della Repubblica ugandese al movimento terrorista della LRA (Lord's Resistance Army, Esercito di Resistenza del Signore), movimento fondato da Joseph Kony,  che intraprende violente azioni militari allo scopo di stabilire nel paese una teocrazia fondata sulla Bibbia e sui Dieci comandamenti.

Avendo perso ben presto il sostegno popolare, l'LRA ha adottato una strategia a modo suo geniale per assicurarsi truppe numerose e spietate: durante gli attacchi nei villaggi vengono brutalmente uccisi uomini e donne, e rapiti ragazzini e ragazzine fra i 7 e i 18 anni. Sotto la minaccia di morte costante, i bambini sono costretti a commettere ogni tipo d’atrocità e diventano nel giro di pochi mesi delle piccole macchine da guerra. A volte vengono addirittura obbligati ad uccidere i propri familiari o la gente della propria comunità, cosicché siano da questi percepiti come nemici e, non avendo più alcun posto dove andare, s’integrino completamente nel movimento ribelle, comincino a credere nei suoi folli principi e non tentino la fuga.  Un altro deterrente alla fuga è rappresentato dalla paura di rappresaglie nel proprio villaggio: sono stati registrati molti casi di villaggi rasi al suolo perché un ragazzino aveva osato fuggire dai ranghi dei ribelli e farvi ritorno. Si calcola che oltre 25 mila bambini siano stati rapiti dall'inizio della guerra ad oggi, di cui 8 mila nell'ultimo anno, 100 mila i morti e un milione gli sfollati. L'80% delle forze dell'LRA è costituito da bambini rapiti, e sono inevitabilmente loro ad essere mandati in prima linea a combattere i professionisti delle truppe governative e ad essere usati come scudi umani per la localizzazione di mine antiuomo. Le ragazzine diventano "mogli" e schiave dei comandanti, vittime d’ogni possibile abuso, e spesso si ritrovano madri a soli tredici o quattordici anni, di figli che difficilmente riescono ad amare ed accettare, e che quasi sempre diventano soldati appena compiono i 12/3 anni. Le stime delle Nazioni Unite parlano di 20.000 bambini rapiti dall'inizio del conflitto ad oggi, 8.000 dei quali nell'ultimo anno, con un chiaro intensificarsi del fenomeno. Del 50% di essi non si ha più notizia. I più fortunati riescono a scappare, ma si trovano ad affrontare un reinserimento sociale spesso difficile a causa dei traumi che loro stessi hanno subito nel periodo di prigionia e della diffidenza delle comunità verso quelli che stentano a riconoscere come i "propri bambini", e tendono invece ad identificare con i ribelli in Uganda.

In Uganda del nord, i ragazzi rapiti dall’ LRA, subito dopo il rapimento vengono "iniziati" con la partecipazione forzata ad un’azione violenta - l’uccisione di un familiare o un altro bambino colpevole di aver tentato la fuga o di disobbedienza.  Questo atto, oltre a terrorizzare i ragazzi, fa superare il tabù dell’omicidio e crea sensi di colpa che legano psicologicamente i ragazzi al gruppo armato. I bambini rapiti in Uganda del Nord sono stati spesso obbligati a marciare fino ai campi dello Stato confinante del Sudan meridionale. Quelli che riescono a sopravvivere sono costretti a combattere contro l'esercito ugandese e il People's Liberation Army del Sudan. Ultimamente, a seguito della distruzione di diverse basi della Lord's Resistance Army nel Sudan meridionale da parte dell'esercito ugandese e dell'intensificazione del conflitto dalla metà del 2002, molti bambini rapiti sono portati direttamente presso le unità della Lord's Resistance Army in Uganda, dove possono comunque subire trattamenti brutali. Ad ottobre 2004 decine di migliaia di bambini dei distretti di Gulu, Kitgum e Pader, in Uganda, lasciavano ogni notte le loro case e i loro villaggi per recarsi nei centri urbani o nei campi profughi più grandi per timore degli attacchi e dei rapimenti da parte della Lord's Resistance Army. Questi bambini, noti come i "pendolari della notte", dormono anche nei ricoveri provvisori, nelle chiese vuote, nel perimetro degli ospedali, sulle verande, nelle stazioni degli autobus o dietro portoni polverosi. Il pendolarismo notturno è un fenomeno esteso ai campi degli sfollati all'interno di un paese. La mancanza di misure di sicurezza impedisce la sorveglianza notturna dei campi.                                                                                                            

"Un ragazzo cercò di scappare dai ribelli, ma lo presero... Le sue mani erano legate e loro ci chiesero di ucciderlo. Mi sentii male. Lo conoscevo da prima. Venivamo dallo stesso villaggio. Rifiutai di ucciderlo e mi dissero che mi avrebbero sparato. Mi puntarono contro un fucile, così dovetti farlo. IL ragazzo mi chiese: "Perché lo fai?". Risposi che non avevo scelta. Dopo che lo uccidemmo, ci fecero bagnare le braccia nel suo sangue. Dissero che dovevamo farlo, così non avremmo più tentato di scappare. Ancora sogno quel ragazzo del mio villaggio che ho ucciso. Lo vedo nei miei sogni e lui mi parla e dice che l’ho ucciso per niente. E io piango"

Susan, 16 anni, rapita dall’LRA, intervista dell’Human Right Watch, maggio 1997

“Mi presero nel 1995, quando avevo dieci anni. Ci portarono in Sudan per addestrarci e dopo due o tre mesi mi diedero una pistola. Ecco dove ho imparato a usarla. Avevo paura e non potevo scappare, altrimenti mi avrebbero preso e ucciso. Ho dovuto uccidere altri bambini, e se non lo avessi fatto mi avrebbero ammazzato loro…”

John, 15 anni, rapito dall’LRA, intervista dell’Human Right Watch, maggio 1997

Profughi

Stimare i flussi dei profughi che ogni giorno vanno e vengono con il loro fagotto in testa, non è facile. Sono almeno 300 mila gli sfollati che gravitano su Lira (nord Uganda), una città che non è minimamente attrezzata per riceverli. Il numero di pozzi e le strutture fognarie sono irrisori, e le malattie ogni giorno causano la morte di diverse persone in ogni campo. Si teme che arrivi il colera. E si teme la carestia. Fagioli e mais, alla base dell'alimentazione locale, ora sono maturi, ma nessuno vuole rischiare la vita per raccoglierli. Marciranno sulle piante, mentre in città i prezzi dei generi alimentari continueranno ad aumentare. Gli italiani, con l'ONG Cooperazione e Sviluppo di Piacenza, stanno procedendo alla distribuzione dei non food items, beni non alimentari di prima necessità: un telo di plastica per improvvisare una tenda, una coperta, una tanica per l'acqua, una pentola, sapone e poco altro. Per tentare di riacquistare un minimo di dignità.

 

Sviluppi Recenti

L’LRA è rimasto per un anno rifugiato nel sud del Sudan, il movimento fu in passato usato dal governo sudanese per combattere i ribelli meridionali dello SPLA(movimento per la democrazia che dopo anni di guerriglia è diventato parte del governo sudanese) di John Garang. Ma adesso che gli ex nemici sono diventati parte del governo di unità nazionale e che la pace continua il suo cammino, ogni tipo di legame con Kony è negato con forza. Anche da parte degli stessi meridionali, incaricati di reggere il governo del Sudan, per cui quindi la presenza del Lord’s Resistance Army è un problema serio. Anche perché mette in discussione la presenza delle organizzazioni impegnate nella ricostruzione della regione, soprattutto dopo che a fine ottobre due sminatori svizzeri sono stati uccisi sulla strada che porta in Nord Uganda dove, come raccontano fonti provenienti da quella zona, il terrore è tornato ad alti livelli, si contano i morti nelle imboscate e per la prima volta sono state attaccate anche alcune organizzazioni umanitarie, che in risposta hanno limitato fortemente i loro spostamenti.
C’è un motivo se nelle ultime settimane le condizioni di sicurezza delle due parti del confine sono peggiorate drasticamente. Ad inizio ottobre il Tribunale penale internazionale ha emesso un mandato di cattura nei confronti di Kony e di altri quattro comandanti dell' Ara. E i ribelli hanno reagito intensificando gli attacchi, dopo un periodo di relativa calma in cui, secondo alcuni, si stavano gettando le basi per un eventuale negoziato. È difficile stabilire se si tratti solo dei colpi di coda di un movimento ormai in disfacimento o se invece la guerriglia stia dando dimostrazione della sua reale forza. Certo è che, come ha fatto notare il sottosegretario agli esteri Alfredo Mantica a termine della sua visita in Sudan la scorsa settimana, “un movimento di questo tipo può diventare un elemento di coagulo di tutte le insoddisfazioni e le tensioni del processo di pace, creando grande instabilità”, che può rigettare il sud del Sudan nella guerra, come ha già fatto con il nord Uganda.

Dicembre 2003

"Il conflitto nel nord Uganda ha raggiunto un punto di non ritorno, a meno che la comunità internazionale non intervenga in appoggio di una soluzione pacifica" sostiene un rapporto dell'Università di Kampala, reso noto a fine 2003. Se la comunità internazionale non sembra avere alcun interesse questa guerra dimenticata, un segnale è giunto dalla Corte penale internazionale. In un comunicato ufficiale, infatti, il procuratore generale della Corte dell'Aja, l'argentino Luis Moreno Ocampo, ha dichiarato che ci sono elementi sufficienti per avviare una prima inchiesta, com’è già accaduto per la Repubblica democratica del Congo. A questo risultato si è arrivati dopo l'incontro avvenuto a Londra tra Ocampo e il presidente dell'Uganda Yoweri Museveni, che aveva sempre affermato di voler sradicare con l'esercito regolare l'attività dei guerriglieri. Ma la strategia di confronto puramente militare, adottata dal governo di Kampala, non è evidentemente riuscita a contenere gli attacchi contro la popolazione civile degli Olum, come vengono chiamati i ribelli in lingua Ocoli. La chiave per ristabilire l'ordine in Uganda parte dalla reintegrazione dei ribelli nella società civile, loro stessi vittime del conflitto, rapiti e brutalizzati dai leader della guerriglia. Come ammette anche il responsabile del settore umanitario delle Nazioni Unite, il norvegese Jan Egeland, la comunità internazionale ha fatto troppo poco per l'Uganda.

Marzo 2005

Dal 2003 l' UNICEF, in collaborazione con partner come Noah's Ark e AVSI (Associazione volontari per il servizio internazionale), ha fornito ricoveri di base, coperte e accesso ai servizi igienici a 12.000 bambini pendolari della notte nelle città di Gulu, Kitgum e Kalongo. I ricoveri sono situati in un ambiente relativamente sicuro all'interno di un campo cinto da mura. Poiché il fenomeno è in continuo aumento a causa del conflitto, l' UNICEF e i suoi partner stanno incrementando gli aiuti, anche se sono cauti riguardo al livello di assistenza fornita a ciascuno di questi centri, per garantire che i bambini si rechino ai ricoveri soltanto per motivi di sicurezza. Di conseguenza, i centri hanno convenuto di fornire soltanto i materiali e gli strumenti necessari.

Febbraio 2007

Il 28 febbraio 2007 è scaduto l'armistizio firmato nell'agosto del 2006 tra il governo ugandese e il movimento dell’LRA, che non sembra intenzionato a prolungare l'accordo. Nei giorni scorsi ribelli del LRA hanno abbandonato i due centri di raccolta nel sud del Sudan, dove si erano radunati in base all'accordo di pace firmato nei mesi scorsi. Il loro portavoce Godfrey Ayoo, parlando da Nairobi, ha detto che i miliziani non intendono riprendere i negoziati a Juba, la capitale del Sud Sudan, dove le autorità locali avevano svolto un ruolo di mediazione tra gli stessi ribelli e il governo dell'Uganda. “Ci siamo ritirati dal campo di Ri-Kwangba per motivi di sicurezza” - ha detto Ayoo, aggiungendo che i miliziani dell’ LRA sono tornati nella foresta della Repubblica democratica del Congo, dove si erano insediato un anno fa dopo un ventennio di scorribande in Nord Uganda.

Dopo quasi 20 anni dall'inizio del terribile conflitto in Nord Uganda - con oltre 100mila vittime quasi tutte civili che ha costretto oltre 1,5 milioni di persone nei campi profughi - nell'agosto scorso era stato firmato un accordo per la cessazione delle ostilità tra il Governo Ugandese e la Lord Resistance Army. Il governo di Kampala ha chiesto all’ LRA di "rinnovare l’accordo di cessazione delle ostilità per il bene degli sfollati interni", ma i segnali sono contrastanti - riporta l'agenzia Misna. “Il governo spera ancora che la delegazione dell’Lra torni alla sede dei negoziati a Juba, in Sud Sudan. L’unica via possibile è intraprendere il dialogo” - ha detto il ministro degli Esteri Henry Oryem.

Il vice-comandante dell’Lra Vincent Otti – contattato da fonti di stampa internazionale – ha invece ribadito il rifiuto di “rinnovare la tregua”, precisando che tuttavia l’Lra non intende riprendere le ostilità se non per difesa, e ha minacciato di inviare i propri “uomini a Kampala per ostacolare la conferenza” del Commonwealth prevista a fine novembre se “i negoziati di pace si areneranno e se il presidente ugandese Yoweri Museveni continuerà a dire che ci ha sconfitti e che ci tratta da terroristi”. Nel corso di una conferenza stampa, Museveni aveva detto: “Li abbiamo sconfitti ed è per questo che sono fuggiti nella Repubblica democratica del Congo. Se tuttavia i ribelli tenteranno di tornare in Uganda, ci occuperemo di loro… Ci sarà la pace con o senza i negoziati di pace perché sono buoni solo per i terroristi che vogliono un atterraggio morbido”.

 

Materiale tratto da: www.volontariperlosviluppo.it, www.wikipedia.org, www.savethechildren.it