In Uganda del nord, i ragazzi
rapiti dall’ LRA, subito dopo il rapimento vengono
"iniziati" con la partecipazione forzata ad un’azione violenta -
l’uccisione di un familiare o un altro bambino colpevole di aver tentato la
fuga o di disobbedienza. Questo atto,
oltre a terrorizzare i ragazzi, fa superare il tabù dell’omicidio e crea sensi
di colpa che legano psicologicamente i ragazzi al gruppo armato. I bambini
rapiti in Uganda del Nord sono stati spesso obbligati a marciare fino ai campi
dello Stato confinante del Sudan meridionale. Quelli che riescono a
sopravvivere sono costretti a combattere contro l'esercito ugandese
e il People's Liberation Army del Sudan. Ultimamente, a seguito della distruzione di
diverse basi della Lord's Resistance
Army nel Sudan meridionale da parte dell'esercito ugandese e dell'intensificazione del conflitto dalla metà
del 2002, molti bambini rapiti sono portati direttamente presso le unità della Lord's Resistance Army in Uganda, dove possono comunque subire trattamenti
brutali. Ad ottobre 2004 decine di migliaia di bambini dei distretti di Gulu, Kitgum e Pader, in Uganda, lasciavano ogni notte le loro case e i
loro villaggi per recarsi nei centri urbani o nei campi profughi più grandi per
timore degli attacchi e dei rapimenti da parte della Lord's
Resistance Army. Questi
bambini, noti come i "pendolari della notte", dormono anche nei
ricoveri provvisori, nelle chiese vuote, nel perimetro degli ospedali, sulle
verande, nelle stazioni degli autobus o dietro portoni polverosi. Il pendolarismo notturno è un fenomeno esteso ai campi degli
sfollati all'interno di un paese. La mancanza di misure di sicurezza impedisce
la sorveglianza notturna dei campi.
"Un ragazzo cercò di
scappare dai ribelli, ma lo presero... Le sue mani
erano legate e loro ci chiesero di ucciderlo. Mi sentii male. Lo conoscevo da
prima. Venivamo dallo stesso villaggio. Rifiutai di ucciderlo e mi dissero che
mi avrebbero sparato. Mi puntarono contro un fucile, così dovetti farlo. IL
ragazzo mi chiese: "Perché lo fai?". Risposi che non avevo scelta.
Dopo che lo uccidemmo, ci fecero bagnare le braccia nel suo sangue. Dissero che
dovevamo farlo, così non avremmo più tentato di scappare. Ancora sogno quel
ragazzo del mio villaggio che ho ucciso. Lo vedo nei miei sogni e lui mi parla
e dice che l’ho ucciso per niente. E io piango"
Susan, 16 anni, rapita dall’LRA, intervista dell’Human
Right Watch, maggio 1997
“Mi presero nel 1995, quando
avevo dieci anni. Ci portarono in Sudan per addestrarci e dopo due o tre mesi
mi diedero una pistola. Ecco dove ho imparato a usarla. Avevo paura e non
potevo scappare, altrimenti mi avrebbero preso e ucciso. Ho dovuto uccidere
altri bambini, e se non lo avessi fatto mi avrebbero ammazzato loro…”
John, 15 anni, rapito dall’LRA, intervista dell’Human
Right Watch, maggio 1997
Profughi
Stimare i flussi dei profughi
che ogni giorno vanno e vengono con il loro fagotto in testa, non è facile.
Sono almeno 300 mila gli sfollati che gravitano su Lira (nord Uganda), una
città che non è minimamente attrezzata per riceverli. Il numero di pozzi e le
strutture fognarie sono irrisori, e le malattie ogni giorno causano la morte di
diverse persone in ogni campo. Si teme che arrivi il colera. E si teme la
carestia. Fagioli e mais, alla base dell'alimentazione locale, ora sono maturi,
ma nessuno vuole rischiare la vita per raccoglierli. Marciranno sulle piante,
mentre in città i prezzi dei generi alimentari continueranno ad aumentare. Gli
italiani, con l'ONG Cooperazione e Sviluppo di Piacenza, stanno procedendo alla
distribuzione dei non food items, beni non alimentari
di prima necessità: un telo di plastica per improvvisare una tenda, una
coperta, una tanica per l'acqua, una pentola, sapone e poco altro. Per tentare
di riacquistare un minimo di dignità.
Sviluppi Recenti
L’LRA
è rimasto per un anno rifugiato nel sud del Sudan, il movimento fu in passato
usato dal governo sudanese per combattere i ribelli meridionali dello
SPLA(movimento per la democrazia che dopo anni di guerriglia è diventato parte
del governo sudanese) di John Garang.
Ma adesso che gli ex nemici sono diventati parte del governo di unità nazionale
e che la pace continua il suo cammino, ogni tipo di legame con Kony è negato con forza. Anche da parte degli stessi
meridionali, incaricati di reggere il governo del Sudan, per
cui quindi la presenza del Lord’s Resistance Army è un problema
serio. Anche perché mette in discussione la presenza delle organizzazioni
impegnate nella ricostruzione della regione, soprattutto dopo che a fine
ottobre due sminatori svizzeri sono stati uccisi
sulla strada che porta in Nord Uganda dove, come raccontano fonti provenienti da
quella zona, il terrore è tornato ad alti livelli, si contano i morti nelle
imboscate e per la prima volta sono state attaccate anche alcune organizzazioni
umanitarie, che in risposta hanno limitato fortemente
i loro spostamenti.
C’è un motivo se nelle ultime settimane le condizioni di sicurezza delle due
parti del confine sono peggiorate drasticamente. Ad inizio ottobre il Tribunale
penale internazionale ha emesso un mandato di cattura nei confronti di Kony e di altri quattro comandanti dell' Ara.
E i ribelli hanno reagito intensificando gli attacchi, dopo un periodo di
relativa calma in cui, secondo alcuni, si stavano gettando le basi per un
eventuale negoziato. È difficile stabilire se si tratti
solo dei colpi di coda di un movimento ormai in disfacimento o se invece la
guerriglia stia dando dimostrazione della sua reale forza. Certo è che, come ha
fatto notare il sottosegretario agli esteri Alfredo Mantica a termine della sua visita in Sudan la scorsa
settimana, “un movimento di questo tipo può diventare un elemento di coagulo di
tutte le insoddisfazioni e le tensioni del processo di pace, creando grande
instabilità”, che può rigettare il sud del Sudan nella guerra, come ha già
fatto con il nord Uganda.
Dicembre
2003
"Il conflitto nel nord
Uganda ha raggiunto un punto di non ritorno, a meno che la comunità
internazionale non intervenga in appoggio di una soluzione pacifica"
sostiene un rapporto dell'Università di Kampala, reso noto a
fine 2003. Se la comunità internazionale non sembra avere alcun
interesse questa guerra dimenticata, un segnale è giunto dalla Corte penale
internazionale. In un comunicato ufficiale, infatti, il procuratore generale
della Corte dell'Aja, l'argentino Luis
Moreno Ocampo, ha dichiarato che ci sono elementi
sufficienti per avviare una prima inchiesta, com’è già accaduto per
Marzo
2005
Dal
Febbraio
2007
Il 28 febbraio 2007 è scaduto
l'armistizio firmato nell'agosto del 2006 tra il governo ugandese
e il movimento dell’LRA, che non sembra intenzionato a prolungare l'accordo.
Nei giorni scorsi ribelli del LRA hanno abbandonato i due centri di raccolta
nel sud del Sudan, dove si erano radunati in base all'accordo di pace firmato
nei mesi scorsi. Il loro portavoce Godfrey Ayoo, parlando da Nairobi, ha detto che i miliziani non
intendono riprendere i negoziati a Juba, la capitale
del Sud Sudan, dove le autorità locali avevano svolto un ruolo di mediazione
tra gli stessi ribelli e il governo dell'Uganda. “Ci siamo ritirati dal campo
di Ri-Kwangba per motivi di sicurezza” - ha detto Ayoo, aggiungendo che i miliziani dell’ LRA
sono tornati nella foresta della Repubblica democratica del Congo, dove si
erano insediato un anno fa dopo un ventennio di scorribande in Nord Uganda.
Dopo quasi 20 anni dall'inizio del terribile conflitto in Nord Uganda - con
oltre 100mila vittime quasi tutte civili che ha costretto oltre 1,5 milioni di
persone nei campi profughi - nell'agosto scorso era stato firmato un accordo
per la cessazione delle ostilità tra il Governo Ugandese
e la Lord Resistance Army. Il governo di Kampala ha chiesto all’
LRA di "rinnovare l’accordo di cessazione delle ostilità per il
bene degli sfollati interni", ma i segnali sono contrastanti - riporta
l'agenzia Misna. “Il governo spera ancora che la
delegazione dell’Lra torni alla sede dei negoziati a Juba, in Sud Sudan. L’unica via possibile è intraprendere
il dialogo” - ha detto il ministro degli Esteri Henry
Oryem.
Il vice-comandante dell’Lra Vincent
Otti – contattato da fonti di stampa internazionale –
ha invece ribadito il rifiuto di “rinnovare la tregua”, precisando che tuttavia
l’Lra non intende riprendere
le ostilità se non per difesa, e ha minacciato di inviare i propri “uomini a
Kampala per ostacolare la conferenza” del Commonwealth
prevista a fine novembre se “i negoziati di pace si areneranno e se il
presidente ugandese Yoweri Museveni continuerà a dire che ci ha sconfitti e che ci
tratta da terroristi”. Nel corso di una conferenza stampa, Museveni
aveva detto: “Li abbiamo sconfitti ed è per questo che sono fuggiti nella
Repubblica democratica del Congo. Se tuttavia i
ribelli tenteranno di tornare in Uganda, ci occuperemo di loro… Ci sarà la pace
con o senza i negoziati di pace perché sono buoni solo per i terroristi che
vogliono un atterraggio morbido”.
Materiale tratto da: www.volontariperlosviluppo.it,
www.wikipedia.org, www.savethechildren.it