PROGETTI DI RECUPERO

 

IL RECUPERO PSICOLOGICO DEI BAMBINI IN GUERRA

 

 

La vita di un bambino è molto più della sua mera sopravvivenza. Al di là degli imprescindibili bisogni materiali, anche i bambini afflitti dalle conseguenze della guerra hanno esigenze connesse allo sviluppo della loro personalità, che devono ricevere attenzione da parte di chi interpreta la protezione dell’infanzia in termini di realizzazione di diritti umani: diritti che non possono venire meno o stemperarsi a seconda delle circostanze esterne.

Nonostante le gravi limitazioni imposte dal conflitto, è possibile mettere in atto alcune attività che aiutino il bambino a superare le correnti difficoltà d’ordine psicologico e gli consentano di intravedere la prospettiva di un futuro migliore. La ripresa dell’attività educativa è senza dubbio il metodo più fruttifero: ricostruisce un clima di normalità spezzando l’incubo dell’emergenza continua permette ai bambini di socializzare i traumi vissuti e offre importanti occasioni formative per educare al dialogo e alla pace. La ripresa dell’attività scolastica segnala ai bambini coinvolti in un conflitto il raggiungimento di un minimo grado di stabilità, condizione essenziale per ridurre lo stress psicologico causato dalla guerra.

 

 

 

I bambini che hanno vissuto i traumi della guerra portano dentro di sé i segni di uno stress psicologico, che necessita di cure non meno delle ferite inflitte al corpo. La gravità del trauma dipende dalle ripercussioni che ogni evento provoca sulla vita del bambino e ciò significa che dal punto di vista terapeutico ogni bambino è un caso unico, che meriterebbe di essere seguito con pazienza e amore da una persona competente.

Alcune attività, sia individuali sia collettive, possono intervenire su un livello di trauma non grave, condiviso da molti o da tutti i bambini di un gruppo. Attività stimolanti come il gioco, lo sport, il disegno, il teatro, il racconto di storie possono aiutare i bambini ad esprimersi e ad iniziare ad elaborare i propri traumi, condividendoli con gli altri. È importante, dunque, che i programmi didattici d’emergenza includano tali attività. L’UNICEF, Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia, ha ideato i Child Friendly Spaces (spazi a misura di bambino), delle vere e proprie oasi riservate ai bambini, nelle quali hanno luogo le attività ludiche e ricreative di cui essi hanno tanto bisogno. Questi spazi sono stati utilizzati sia in emergenze umanitarie d’origine bellica che naturale.Il recupero psico-sociale prosegue anche ad emergenza conclusa. Una volta tornati a casa, i bambini dovrebbero poter ritrovare un ambiente terapeutico anche all’interno della famiglia e della scuola. È quindi particolarmente importante che gli insegnanti siano adeguatamente preparati a riconoscere e gestire i sintomi dello stress emotivo nei ragazzi.

 

 

 

 

 

 

 

IL RECUPERO DEI BAMBINI SOLDATO

 

La riabilitazione psicologica e sociale di un bambino che ha combattuto e commesso fatti di sangue presenta ostacoli ben maggiori rispetto al già impegnativo supporto psico-sociale di cui hanno bisogno gli altri bambini che hanno attraversato l’esperienza della guerra.

Una volta deposte le armi, la vita di un ex-bambino soldato è terribilmente difficile. Alcuni di essi ritrovano la propria famiglia di origine, ma non la serenità della vita di prima. Intorno a loro è viva la diffidenza, a volte l’odio, sentimenti che alimentano il loro senso di colpa per ciò che sono stati costretti a fare.

Il reinserimento in famiglia è particolarmente difficile per le ragazze che sono state rapite e stuprate nell’esercito. Per molte di esse, la fine dell’esperienza bellica non è altro che il passaggio alla vita di strada e alla prostituzione.

Molti bambini-soldato, dopo la guerra, semplicemente non ritrovano più la loro famiglia. La soluzione migliore, in questi casi, non è il collocamento in istituti, dove viene avvilito il loro bisogno di superare le traumatiche esperienze vissute, bensì l’accoglienza in situazioni che siano il più possibile vicine a quelle di una vera famiglia: centri di riabilitazione specializzati, famiglie affidatarie, gruppi di coetanei sostenuti dalla comunità locale. Un ex-bambino soldato non dovrebbe essere isolato e “trattato” come un caso eccezionale rispetto ai suoi coetanei: un approccio simile lo stigmatizza e ne acuisce il senso di colpa.

 

 

 

 

materiale tratto da www.unicef.it